Enya-Paint the Sky with Stars

Roberto Gatti - 1997

 

Sarà che la sua prima lingua è il gaelico, non l’inglese.
Sarà che il luogo dov’è nata - il Donegal, selvaggia contea del nord-ovest - è uno dei più fascinosi della dolce Irlanda.

 

Sta di fatto che quando pronuncia il suo vero nome, il complicatissimo Eithne Ni Bhraonain, il volto della "chanteuse" più famosa del gran mondo dei Celti si illumina di un meraviglioso sorriso: e sembra quasi che secoli e secoli di storia patria si condensino in quei fonemi così sideralmente lontani dalla normale comprensibilità.
Però anche lei conviene che, se avesse mantenuto intatti i suoi autentici dati anagrafici, ben difficilmente avrebbe potuto raggiungere il successo planetario di cui ora è accreditata.

E anche per questo, una decina d’anni fa, quando abbandonò al loro destino i Clannad - vale a dire la "band" di famiglia, nonché uno dei gruppi più rinomati dell’Isola di Smeraldo - Eithne Ni Bhraonain decise di trasformarsi in Enya: «un nome molto più facile da pronunciare, per chi non sia avvezzo alla nostra misteriosissima lingua».

È una ragazza dal fascino misterioso, Enya. Pur avendo venduto milioni di dischi, pur essendo conosciuta e apprezzata in ogni angolo del globo, dall’Alaska alla Cina, solo rarissimamente abbandona i luoghi a lei tanto cari: le vertiginose scogliere che si gettano a capofitto nell’Atlantico, le pietraie lunari del Connemara, la quiete sonnolenta di Dublino, la "dirty old town" dove si è trasferita alcuni anni fa per motivi di lavoro.

Eppure molte sue canzoni, raccolte di recente in un "best of" di conturbante bellezza - "Paint the sky with stars" - parlano esplicitamente di mondi esotici e lontani: "Orinoco flow", "Caribbean blue", "China roses", "Storms in Africa"... Lei sorride di nuovo di fronte all’inequivocabile ovvietà di questo rilievo, poi, molto semplicemente, dice: «Non è necessario visitare in carne e ossa i luoghi che si vogliono descrivere: ci si può arrivare anche con la fantasia, con la mente, con lo spirito.
Oppure, meglio ancora, con la musica: lasciandosi trasportare dalla forza intrinseca della melodia».

Non è una questione di "visualizzazione", dunque. Perché Enya, pur essendo un’interprete profondamente legata alla filosofia della Nuova Era, non ama utilizzare gli armamentari tecnici della New Age.
È, piuttosto, una faccenda eminentemente musicale. «La melodia è l’anima di qualunque canzone», dice convinta. «Una bella voce, un arrangiamento efficace, un’orchestrazione impeccabile, sono tutti elementi importanti di una composizione: ma sono semplici aggiunte a un nocciolo preesistente e assolutamente fondamentale: la melodia, appunto. È lei che ti può trascinare in qualunque luogo e in qualunque tempo.
È lei che determina il grado di comunicabilità di una canzone.
È lei, soprattutto, che impone un segno e una magia ben precisi alle liriche.
Se infatti una melodia è forte al punto giusto, se "gira bene", come diciamo noi in gergo, le parole sgorgano dal profondo con una facilità a dir poco irrisoria. E proprio da questa osmosi nascono i "viaggi immaginari" di molte mie canzoni».

Ma c’è anche, ovviamente, uno stile di vita ben preciso: calmo, pacificato, in perfetta sintonia con il proprio
Sè più riposto e con gli elementi della natura. «Sarà perché sono irlandese», dice ancora Enya, «e lo sanno tutti che i popoli celtici hanno sempre considerato la natura come uno scrigno popolato da moltissime divinità. O magari sarà per via della mia anima molto melanconica: che non significa triste, ma pregna di quello "spleen" che solo chi ha conosciuto le mie terre natali sa identificare a colpo d’occhio.
Sta di fatto che le emozioni che riempiono le mie canzoni non sono mai forzate, né, men che meno, create da arte: al contrario, sono una parte essenziale di me.
E infatti le sento distintamente quando, di notte, ascolto i miei autori preferiti: Rachmaninov e Satie. E ancor di più le sento quando abbozzo al pianoforte le melodie delle mie canzoni, e mi lascio trascinare con loro verso mondi lontanissimi e forse inesistenti.
È una sensazione meravigliosa, glielo posso assicurare».

 

 

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