Quinto album per Enya: un greatest hits più 2 inediti. L'ambasciatrice della musica irlandese, in odore di new age, non cambia ricetta (vincente): musica lieve, leggende celtichee niente concerti.
Si può avere successo proponendo una musica lieve, a tratti perfino un po' soporifera, con testi in inglese, gaelico e latino che raccontano della memoria delgi alberi, di leggende celtiche e di druidi? Evidentemente sì: lo dimostrano i 40 milioni di copie che Enya ha venduto in 15 anni di carriera, durante la quale peraltro ha inciso soltanto 4 album. Il 5° lo ha appena pubblicato: si intitola "Paint the sky with stars" ed è una raccolta delle sue canzoni più belle, più 2 brani inediti. Fragile soltanto in apparenza, dotata di una voce dalla purezza cristallina, capace di creare melodie fluide e ipnotiche, Enya è ormai considerata l'ambasciatrice per antonomasia della tradizione irlandese. Per comodità, molti la definiscono una "punta di diamante" della new age. Ma a lei questo termine non piace. <<Nessun musicista vuole essere etichettato. È come se qualcuno pretendesse di imbrigliare le tue capacità creative in un ambito angusto. Io invece voglio essere libera di spaziare fin dove la mia fantasia riesce ad arrivare. Ogni volta che scrivo una canzone è come se dipingessi un quadro: all'inizio davanti a me c'é una tela bianca, sulla quale può apparire qualsiasi cosa.>> Il suo metodo è alquanto elaborato e il processo creativo di ogni singolo brano può durare diversi mesi. Basti pensare che ogni volta arriva a incidere anche cento voci diverse, che poi vengono sovrapposte e regalano alle sue canzoni quel senso di maestosità che le caratterizza e la rende uniche: un mirabile esempio di questa polifonia vocale è dato da "Anywhere is", tratto dall'album "The memory of trees e ora posto in apertura del "best" spiega Enya. <<Quando lavoro ho bisogno della massima tranquillità e devo estraniarmi completamente dal mondo esterno, dalla quotidianità. Ciò che più mi interessa è creare un rapporto ideale tra passato e presente. Ecco perchè talvolta scelgo di incedere all'aperto, a stretto contatto con i rumori e i sapori del cielo e della terra.>> Questo spiega anche perchè il suo gruppo di lavoro sia ridotto all'osso; lei, il fedele produttore Nicky Ryan e sua moglie Roma, autrice dei testi. <<Il nostro>>, spiega Enya, <<è come un fortunatissimo matrimonio a tre. E come tutti i matrimoni che si rispettino ci sono momenti in cui ci si confronta, altri più felici e altri un po' meno. Però tra noi la simbiosi è pressoché perfetta. Roma è il mio secondo io: i suoi testi esprimono esattamente i miei sentimenti.>> Eithne Ni Bhraonain (questo è il suo vero nome) è nata a Gweedore, un villaggio del Donegal (Irlanda nord-occidentale). Ha iniziato a cantare e a suonare le tastiere quando era ancora un'adolescente nei Clannad, in pratica il gruppo di famiglia: ne fanno parte due suoi fratelli, una sorella e un paio di cugini. nel 1982 inizia la carriera solista, scrivendo la colonna sonora di "The frog prince" un film prodotto da David Puttnam. Ma la grande occasione gliela offre tre anni più tardi la BBC affidandole un commendo sonoro di un documentario a puntate sui Celti. Nell' 88 pubblica "Watermark", ed è grazie a quel disco (che complessivamente ha venduto + di 10 milioni di copie) se la sua fama si estende a livello planetario. Da allora è stata un'escalation ininterrotta di successi. La sua musica è stata adottata a più riprese sia dalla pubblicità che dal cinema: sue canzoni sono state incluse nelle colonne sonore di film di grande successo come L.A. STORY - GREEN CARD - FAR AND AWAY - L'ETA' DELL'INNOCENZA. Un fenomeno ancora più impressionante, il suo, se consideriamo che non ha mai fatto concerti. <<All'inizio>>, dice, <<non li facevo perché non mi sembrava il caso di andare in tounée con musiche da film. Con il passare degli anni ho preferito concentrarmi sull'incisione dei dischi e dedicare tutto il tempo libero a me stessa, alla mia famiglia e agli amici. È una scelta che ancora mi convince.>>