di Tullio Giannotti - 03/11/2005
La star irlandese torna con "Amarantine"
PARIGI - Cinque anni di quasi silenzio non hanno oscurato la stella di Enya, indiscussa star irlandese della musica new age, che con le sue melodie eteree e i suoi canti in gaelico ha venduto finora 65 milioni di dischi nel mondo. È tornata con Amarantine, album intitolato all'amaranto, «il fiore che non appassisce mai», come ha sottolineato lei stessa.
Enya arriva alla conferenza stampa per la presentazione in anteprima mondiale all'hotel Plaza Athenée di Parigi con un completo nero che mette in risalto la pelle bianchissima del viso, incorniciata dai capelli corvini. Le brilla sul collo un vistoso ciondolo a forma di croce formato da cinque grosse pietre rosse: «Amarantine - esordisce mentre da un'ora circa viene diffusa l'impalpabile melodia del brano
che dà il titolo al nuovo album - è una canzone d'amore che ha una forza positiva. La melodia cresce, cresce e via via ti senti più positivo. Ho scelto il titolo Amarantine perché è una parola antichissima, è la "sempreviva", un fiore che non appassisce mai».
Enya sorride e parla sempre in modo pacato, sostenuta dai suoi inseparabili partner artistici, il produttore-arrangiatore Nicky Ryan e sua moglie Roma Ryan, paroliera che stavolta ha superato se stessa (ha composto in gaelico, gallese, latino e spagnolo in passato) esibendosi in testi giapponesi e in una lingua da lei
stessa inventata.
La cantante che molti hanno accusato di essere tutta virtuale - non essendosi mai esibita dal vivo - torna ai suoi fans con un disco che appare stilisticamente perfetto nella misura e negli arrangiamenti, non troppo lontano dal passato della musicista irlandese.
Amarantine, che uscirà il 21 novembre nei negozi (preceduto una settimana prima dal singolo), sprofonda subito l'ascoltatore nelle atmosfere vellutate e galleggianti della new age, etichetta che Enya rifugge con cura: «Preferiamo definire questa musica come "our", nostra». Il singolo ha una melodia accattivante che ipnotizza con le innumerevoli "A" che ricorrono nel testo, ma gioiello al quale la cantante confessa di tenere più di ogni altro è If I could be where you are, «dove c'è tutta l'emozione e il sentimento di cui sono capace».
Da Watermark, il disco che la lanciò nel 1988, a A day without rain del 2000 (13 milioni di copie), la strada è stata tutta in discesa per Enya, che spiega i cinque anni di silenzio in due chiavi diverse. Secondo la prima, «ho voluto concentrarmi un po' su me stessa, non si può produrre musica di continuo». Poi aggiunge: «Il signore degli anelli (le sue May it be e Aniron erano nella colonna sonora del film) mi hanno portato via molto più tempo del previsto».
Confermano in pieno Roma e Nicky, la prima puntualizzando che la «lingua inventata» le è stata ispirata proprio dalla saga di Tolkien.
Anche stavolta, i fans non sono certi di vedere finalmente la loro beniamina dal vivo: «Una volta ci hanno proposto chitarra, batteria e voce: ci siamo alzati e ce ne siamo andati - ha scherzato il produttore Ryan - il fatto è che vorremmo presentare al nostro pubblico una versione della musica di Enya quanto più possibile aderente al nostro lavoro in studio. E i problemi logistici sono enormi».