Enya, 70 milioni di dischi venduti senza metter il naso fuori castello

Marinella Venegoni - 10 ottobre 2008

 

"And Winter Came", nuovo cd dal 10 novembre

 

Londra

Ha venduto 70 milioni di dischi in vent'anni, senza mai mettere il naso fuori dal suo castello di Dublino, nel sobborgo di Killiney. Qui vive - sola e misteriosa, vicina di casa di Bono degli U2 - Enya. Il caso di Eithne Patricia Nì Bhraonàin, 47 anni, umilissime origini e immenso patrimonio, è abbastanza stravagante. Ha cominciato a cantare in famiglia a 3 anni come Michael Jackson, e dopo anni di cori in chiesa come Whitney Houston, è finita sui palchi da ragazzina, con zii e fratelli, nel gruppo dei Clannad che ebbe un certo successo nei Settanta. Da allora, fa solo album: e si è potuta permettere di rifiutare, nel 1996, di comporre la colonna sonora del «Titanic»: «Perché un regista non può ordinarti cosa scrivere, ma solo dirti se gli piace o no ciò che gli hai composto», ci ha spiegato lei stessa ieri mattina, incorniciata di pizzi neri.

 

Da quando ha scritto tre brani per la saga in cinema di Tolkien, la chiamano «La signora degli Anelli», ma resta un soggetto misterioso. Famiglia canterina fino ai nonni, 4 fratelli e 4 sorelle tutti musicisti. Non ha mariti, di amanti non si sa, di fidanzate e cani neppure; peggio di Tracy Chapman. Le uniche compagnie conosciute sono i coniugi Ryan, suoi soci in affari. E' in trio con loro che ha ammucchiato tutto questo successo: da front-woman ma (pare ora di capire) non da leader. Il boss è lui, Nicky Ryan, una specie di Pippo Caruso gaelico, che mostra più di 60 anni, uno spilungone che si mangia tutti: è produttore e musicista, curava i Clannad dai quali la prelevò per farne una star; sua moglie, Roma, piccola e minuta, scrive i testi dei loro dischi nelle lingue più varie, dal gaelico al latino all'inglese. Spiegano di aver accolto in casa nei primi tempi a Dublino, «per motivi pratici», la giovanissima Enya che si univa ai Clannad, ancora senza castello.

 

Enya non è né brutta, né particolarmente attraente. Non ha carisma e non dice niente di carismatico. Ha una faccetta normale, frangia scura sopra un fisico minuto: e non parla di sé neanche sotto tortura. Appare in tv quel minimo necessario alla promozione, ogni 4 o 5 anni, quando sta (come adesso) per sfornare un disco nuovo, «And Winter came», che uscirà il 10 novembre. Dove sai già più o meno che cosa ascolterai: quegli inconfondibili tappeti etnico-elettronici e la voce evocativa che da decenni accompagna chi cerca dalla musica un relax tonico, se ci si consente l'ossimoro, alla «Orinoco Flow» o «Anywhere Is», i suoi titoli più famosi. Ma qui è il segreto del successo. Enya è una sicurezza, con quei suoi autentici tormentoni, riconoscibili dal primo sospiro, che vengono impropriamente definiti «new age» (lei in realtà è cattolicissima) e contano milioni di fans in tutto il mondo. Ha una ricetta decisa: «Non ho mai sentito la necessità di collaborare con qualcuno: l'unico modo per rimanere originali, è restare soli. Dei milioni di duetti che ho sentito, l'unico che stava in piedi era quello fra K.D.Lang e Roy Orbison: abbiam detto di no a suo tempo a Pavarotti&Friends. Cosa c'entrava Enya, con Pavarotti?».

 

Nuova (relativamente) linfa, sta per arrivare nelle 12 canzoni che debbono uscire: spicca una ennesima versione di «Silent Night», il pezzo natalizio per eccellenza; e c'è pure per la prima volta una sparata di chitarra in «My! My! Time flies», che potrebbe rappresentare una piccolissima svolta verso il futuro. «Il disco è per metà su Natale e per metà sull'inverno - spiega lei -. Adoro l'inverno, e la neve». Il colpo promozionale è stato non a caso qui l'altra sera, in riva al Tamigi, un party con i media arrivati da tutto il mondo, in un ex tempio massonico, il cui cortile è stato inondato di neve artificiale. Era in bianco pure Enya, e ha posato accanto a un cavallo che è l'esatta riproduzione di quello che apparirà sulla copertina del disco. Questo stallone bianco evoca un'idea sensuale, le dice qualcuno; e lei, pronta: «No, a me fa venire in mente solo l'inverno».

 

Comunque, si fa presto a dire disco. Settanta milioni venduti, ma ora il supporto è alla frutta, e per una come lei che campa solo di registrazioni, non c'è attesa di tempi gloriosi, no? Risponde, naturalmente, il boss Ryan, che mette le mani avanti: «Dell'ultimo album "Amarantine", tre anni fa, ci son stati 3 milioni di scaricamenti gratuiti. Però siamo nelle mani di una ottima etichetta, la Warner: e se noi facciamo musica, loro la vendono. Dunque, facciano loro». Però sono anche tempi in cui se un artista non va sul palco, non conta più nulla. E qui pare proprio di capire che Enya stia per arrendersi, dopo decenni di eremitaggio artistico: «Ne parliamo da tanto, ma ora qualcosa si muoverà. Più che un tour, potrebbe trattarsi di una performance in un luogo assai simbolico, negli Stati Uniti, con tanto di orchestra e cori. Magari pure in Europa», azzarda Ryan. La crisi della musica stana pure le castellane.

 

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