IL RITORNO DI ENYA

"Io, lady di ferro dalla voce d’angelo"

Andrea Spinelli - 10 ottobre 2008

 

La star presenta 'And winter came...'. E pensa al tour. "Vi stupirò", dice. Intanto a Londra la neve (sintetica) saluta la festa della regina irlandese

 

Londra, 10 ottobre 2008 - Su quella Terra di Mezzo che Enya ha solcato con le sue canzoni per raccontare gli amori, l’arme e le gesta della Compagnia dell’Anello, col pensiero a Tolkien e il cuore all’hit-parade, scende l’inverno. Nei negozi il 10 novembre,' And winter came...' (e l’inverno arrivò) è l’ottavo album di una carriera ventennale che la cantante irlandese ha presentato l’altra sera tra i velluti e gli intarsi del maniero costruito dai Templari nel 12° secolo a due passi dal Tamigi.

 

Una cornice arcana spruzzata di neve (sintetica) dagli specialisti degli Studi Pinewood per trasportare i giornalisti di mezzo mondo tra le fascinazioni fiabesche di un disco "scritto con in mente il Natale, ma poi spinto dalla musica verso paesaggi invernali svincolati dalla tradizione" per dirla col produttore Nick Ryan.

 

Registrato nel clima medievale di “Ayesha”, il castello che Enya possiede nella contea di Killiney a mezz’ora da Dublino, l’album non trascura comunque una versione gaelica del classico Silent night intitolata Oíche Chiúin. Le altre canzoni portano come d’abitudine la firma di sua moglie Roma Ryan per le liriche e di Enya per le musiche. Il trio ora mette l’accento soprattutto su My, My, Time flies!.

 

"L’abbiamo dedicato a un nostro amico musicista scomparso qualche tempo fa, Jimmi Folker, un grande fan di Beatles e Elvis" spiega Enya. "E’ un brano in cui la mia musica svicola un po’ dai percorsi abituali lasciando intendere cosa potrebbe riservarmi il futuro". Con 70 milioni di album venduti e un patrimonio di 117 milioni di euro la quarantasettenne di Gweedore, contea del Donegal, guadagna un sesto degli U2, e rimane saldamente nella lista delle 10 donne più abbienti d’Irlanda. Basta pensare che il predecessore Amarantine ha chiuso i suoi bilanci con 5 milioni di copie all’attivo ("più 3 milioni di download gratuiti" lamenta Ryan) e un Grammy come miglior album new-age del 2007.

 

Di Eithne Patricia Ní Bhraonáin in arte Enya il pubblico italiano ricorda soprattutto l’esibizione alla Sala Nervi del ’95 (Natale in Vaticano), e quella a Sanremo del 2001, ma la sua tenace indifferenza alle lusinghe del live sarebbe lì lì per cedere. "Ci sto pensando, uno show sarebbe l’occasione per rivedere gli arrangiamenti dei miei pezzi con un nuovo utilizzo di coro ed orchestra".

 

Una cosa a cui tiene veramente poco, invece, sono i duetti. "Il bello di questo tipo di collaborazioni è l’incontro tra due mondi diversi, ma capaci di convivere" ammette Ryan. "Quando ci è arrivata la proposta di un duetto col più grande tenore del mondo al Pavarotti & friends ci siamo sentiti lusingati, ma è bastato ragionarci un po’ per capire che era irrealizzabile. E poi vogliamo avere il pieno controllo su tutto quello che facciamo. Dodici anni fa abbiamo detto no alla colonna sonora di Titanic perché avremmo dovuto mediare le nostre scelte con quelle di altri".

 

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