ENYA - E la musica fa festa

MARCO MOLENDINI - 10 ottobre 2008

LONDRA - Misteriossima Enya: in vent’anni ha venduto 70 milioni di dischi facendo sempre la stessa canzone. Un miracolo di assiduità, perfino cocciutaggine, di fascino inesplicabile, di fedeltà a una formula. Una collaborazione di ferro che dura da quando lasciò la band di famiglia, i Clannad, e si unì a Nicky Ryan e Roma Ryan. I tre, da allora, hanno fatto ditta, una testuggine che fabbrica musica in una sorta di combinazione professional familiare: una scrive e canta (Enya), l’altra si occupa delle parole (Roma), il terzo si occupa produce, organizza, decide, (insomma è il capo). L’ultimo prodotto, And the winter came, è un album bianco come il Natale che doveva essere tutto dedicato alle canzoni delle Feste e che, alla fine, assomiglia decisamente agli altri album di Enya e di natalizio ha solo Silent night cantata in gaelico (titolo Oiche chiuin). Per tale evento Enya esce dal suo ritiro esistenziale, si offre perfino a una cena di gala, tanto per non smentirsi in una cupa dimora gotica in Temple place a Londra, per l’occasione innevata artificialmente.
Brinda e sorride la quarantasettenne cantante irlandese, sempre scortata dai Ryan. Anche quando incontra i giornalisti a parlare sono in tre. E la parola più evocata è “control”. Perché questo sodalizio così stretto, addirittura una convivenza? «Tutto è nato perché all’inizio non potevo permettermi una casa - risponde lei - poi abbiamo costruito uno studio e abbiamo trovato che era formidabile per la concentrazione e per il controllo diretto sulla musica». Perché non fa concerti dal vivo? «Perché ho sempre lavorato ai dischi» risponde lei. E Nick aggiunge: «Ce lo chiedono da tanto tempo, ma per farlo dovremmo essere sicuri di avere gli stessi risultati dello studio». Dunque: pieno controllo. Eppure «stavolta siamo vicini a farlo - ammette Ryan -. Gli americani ci hanno proposto una performance unica. Noi preferiremmo farlo in Europa, usando un grande coro e realizzando nuove versioni dei pezzi». Chissà che l’apertura non sia determinata dalla crisi che la discografia sta vivendo: «L’ultimo disco, Amarantina, ha avuto tre milioni di download gratuti - racconta ancora Nicky -. Sarebbe facile rifarsi coi concerti, ma non abbiamo bisogno di fare soldi».
Blindati, blindatissimi i tre. Anche se da qualche tempo la convivenza si è interrotta e, finalmente, Enya è andata a vivere da sola, una scelta temeraria per una donna la cui vita non si concede a passioni amorose, il cui aspetto rivela una freddezza che fa a pugni con quell’ansimare sessuale che caratterizza il ritmo della sua musica. E, se qualcuno volesse (scomodando Freud) trovare un riferimento al sesso nel cavallo che accompagna la cantante nella copertina del nuovo disco si può tranquillizzare: «Rappresenta semplicemente l’inverno» è la risposta glaciale. Amen. Comunque Enya un po’ di emancipazione l’ha trovata, visto che si è comprata un castello a Killiney (30 chilometri da Dublino, la contea dove vive Bono). La sua fedeltà alla ditta però è a prova di ogni fuga. Per esempio un no accolse la proposta di realizzare la colonna sonora del Titanic: «Si trattava di collaborare con altri musicisti e non c’era il pieno controllo del prodotto» è la litania. Molti anche i duetti rifiutati, uno con Pavarotti: «Ma che senso aveva sentire Enya con Pavarotti, sono due cose del tutto differenti?» sentenzia Nicky.

 

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