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Enya
Valentina Poli - «Minni
& Company» ottobre 1993
Melodia e melancolia
d'Irlanda
Roberto Gatti
- «Corriere del Ticino» martedì 25 novembre 1997
La voce e l'anima
Rosa
Baldocci - TV
Sorrisi e Canzoni - Dicembre 1997
Enya
Max -
dicembre
1997
ENYA «Canto
la natura, non la New Age»
Gigi Vesigna -
Famiglia
Cristiana n° 48 del 3/12/2000
Enya allo
specchio
Sara Casassa
-
TV Sorrisi
e Canzoni 2000
La Signora
degli anelli
Peppo Delconte
- TV Sorrisi e Canzoni - febbraio
2002
Enya
Una fata dal
viso di madreperla e nuvole conosce nel profondo i segreti della
musica per sognare...
[Scritta
sotto una meravigliosa foto ritraente Enya, vestita di bianco,
in riva ad un lago: In Irlanda, terra di incantesimi, si studia
ancora il Gaelico, la magica lingua delle popolazioni celtiche.
Per i Celti, le Fate del Lago sono bellissime fanciulle dai
colori della luna, come Enya.]
C’era una
volta una bambina che viveva in una fattoria della contea di
Gweedore, nel cuore dell’Irlanda. La piccola... era la
piccolina d’una bella famigliola dove si coltivava con
passione l’arte della musica. Mamma e papà per intrattenere i
loro piccoli... "folletti" cantavano loro in lingua
gaelica le favole dei Celti. Leggende antiche più di duemila
anni, che raccontavano di mondi incantati in cui comparivano e...
puf... sparivano come per magia fate, cavalieri, draghi, elfi e
salamandre. I bambini erano affascinati da queste avventure e la
più piccola fra loro [In realtà non è la più piccola,
credo che sia la quinta tra nove fratelli e sorelle],
Eithne Ni Bhraorain, detta Enya, ascoltava rapita ogni storia,
facendo tesoro di ogni nota e di ogni parola per poi sognare e
fantasticare. Enya era piccola, delicata, fragile, quasi lunare
e... sperduta nel suo mondo incantato. Studiava musica classica
e celtica al college, come i suoi fratelli che, seguendo la
tradizione di famiglia, avevano approfondito gli studi fino a
formare un gruppo musicale di successo, i "Clannad".
"Vieni con noi, Enya!" insistevano entusiasti della
loro esperienza. E lei si lasciò convincere. Per la piccola
fata di madreperla, ormai diciottenne, cominciarono così due
anni di spettacoli in giro per il mondo fra l’applauso e
l’ammirazione di migliaia di persone. Proprio lei che non
amava sentirsi protagonista! Per farsi coraggio davanti al
grande pubblico chiudeva gli occhi e lasciava riaffiorare nella
sua mente una filastrocca che aveva imparato da bambina:
"Anche
attraverso tumulti e conflitti
Sento musica suonare.
Essa suona e risuona nella mia anima...
Come posso trattenermi dal cantare?"
Sembrava
scritta apposta per lei: questo era ciò che provava Enya! Nella
sua anima c’era tutto il suo mondo di melodie, immagini
fantastiche, sogni incantati da liberare attraverso il canto. Ma
nelle canzoni tutto: immagini, parole, voci, rumori, note...
proprio tutto, deve rimanere sullo stesso piano in un’unica
armonia: nulla deve diventare "il" protagonista, tanto
meno lei. La musica di Enya è un invito a lasciar andare la
mente, a lasciar scivolare i pensieri altrove, lontano... Un
discorso bellissimo in termini di poesia musicale, ma in termini
commerciali quante difficoltà e incomprensioni. E che impegno
far capire questa tecnica magica di fare musica a chi si occupa
di vendite e di classifiche di dischi! Così i sogni di Enya
sembravano destinati a rimanere... tali!
Poi un giorno,
ecco l’incontro con Ricky e Roma Ryan, produttori di musica.
Al pianoforte della loro abitazione Enya ha cominciato a cantare
spontaneamente. "Ascoltando la sua musica e la sua voce
sono comparse davanti a me delle immagini fantastiche!" -
ha detto Roma - "Era il mondo delle fate, anzi, Enya era
una fata... La melodia della sua voce, unita alle note del
piano, era come... una nuvola ricoperta di fiori, bellissima,
soffice, fuggitiva...". Grazie a questa capacità di creare
atmosfere magiche, le canzoni di Enya sono diventate le colonne
sonore di film famosi e di una serie di telefilm dedicati alle
leggende della civiltà celtica, raccolte in un album stupendo,
"The Celts", dove, accanto a ogni pezzo, ritroviamo le
storie dei mitici personaggi irlandesi. Gli altri successi di
Enya sono "Watermark" e "Shepherd Moons",
dischi da sogno, ricchi di tensione emotiva: Enya usa la voce,
unica al mondo, come uno strumento e così suoni, poesia,
scrosci d’acqua, vento, echi che si perdono all’infinito,
sembrano rievocare e far vivere luoghi, visioni del passato... o
del presente? Forse del futuro... Chissà: le sue melodie
superano le barriere del tempo reale, proprio come nei sogni...
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IL
PERSONAGGIO
Melodia
e melancolia d'Irlanda
«Noi irlandesi siamo
dappertutto, l'emigrazione è la nostra
specialità» - La cantautrice Enya parla
del suo nuovo cd «Paint the sky with stars»
Sarà che la sua prima
lingua è il gaelico, non l'inglese. Sta
di fatto che quando pronuncia il suo vero
nome, il complicatissimo Eithne Ni Bhraonain, il volto della "chanteuse"
più famosa d'Irlanda si illumina di un
meraviglioso sorriso: e sembra quasi che
secoli e secoli di storia patria si
condensino in quei fonemi così
sideralmente lontani dalla normale
comprensibilità. Però anche lei
conviene che, se avesse mantenuto intatti
i suoi autentici dati anagrafici, ben
difficilmente avrebbe raggiunto il
successo planetario di cui ora è
accreditata. E anche per questo, una
decina d'anni fa, quando decise di
abbandonare i Clannad - vale a dire la
"band" di famiglia, nonché uno
dei gruppi musicali più rinomati
dell'isola - Eithne Ni Bhraonain prese il
nome di Enya: "un nome molto più
facile da pronunciare, per chi non sia
avvezzo alla nostra misteriosissima
lingua". E ora è qui, comodamente
seduta in una poltrona di uno degli
alberghi più chic di Milano, pronta a
chiacchierare di passato, presente e
futuro. E soprattutto del suo ultimo
disco, Paint the sky with stars (Wea):
un'antologia che raccoglie il meglio di
dieci anni di carriera, da Orinoco
flow a The Celt, oltre a un
paio di inediti di eccellente fattura.
Servizio di ROBERTO GATTI
Signora Enya, come
spiega l'enorme interesse che il suo
paese sta suscitando un po' dovunque, in
questi ultimi tempi?
"A dire la verità,
non riesco a spiegarmelo bene neppure io.
Sarà perché la musica e la letteratura
irlandese stanno finalmente ricevendo
l'attenzione che da anni si meritavano.
Oppure, più banalmente, sarà perché,
da secoli e secoli, l'emigrazione è la
nostra specialità: noi irlandesi siamo
dappertutto, e ci riesce oltremodo facile
introdurre la nostra cultura in quella
dei paesi che ci ospitano. In ogni caso,
non credo di aver risposto alla sua
domanda. Per il semplice fatto che non lo
so... anche se sono molto felice di
quanto sta accadendo".
Proviamo allora con
un'altra. Come spiega che molti elementi
di questa cultura - elementi musicali,
soprattutto - siano stati adottati in
pieno dalla New Age?
"Più che di New Age
in senso stretto, io parlerei di World
Music: che infatti attinge a piene mani
dal patrimonio etnico di tantissimi paesi
del mondo, Irlanda compresa. Ma questo è
un bene, perché è un modo molto
efficace per introdurre presso i giovani
gli aspetti più interessanti di altre
culture, di altri modi di musica e canto.
E, al tempo stesso, è un "artificio"
molto originale per preservare la propria
identità culturale".
Da sempre, la sua
musica ha un appeal
molto pacificato, molto circolare, quasi
ipnotico: in altre parole, sembra una
preghiera laica. Tutto questo rappresenta
la sua intima personalità, o si tratta
di uno sforzo quasi "scientifico"
di comunicazione?
"È giusta la prima
ipotesi: le emozioni che metto in musica
sono essenzialmente mie. In altre parole,
quando scrivo (e scrivo soprattutto di
notte, anche se poi rielaboro tutto
quanto di giorno, per avere un maggior
distacco critico) cerco di catturare le
emozioni più intime della mia anima, e
poi di trasporle in musica. Molto facile
a dirsi, ma le posso assicurare che, in
pratica, non è davvero così. Anche
perché io sono una perfezionista
incallita, e a volte mi capita di
spendere settimane intere per ricercare
la melodia giusta".
Mi par di capire che,
per lei, l'elemento fondamentale di una
buona canzone è proprio la melodia...
"Certo.
L'orchestrazione impeccabile, gli
arrangiamenti azzeccati, il canto
inappuntabile, sono tutti elementi molto
importanti per la riuscita di una
canzone, ma la melodia è assolutamente
determinante. Tutto comincia da lì,
perfino le liriche: che infatti sgorgano
con molta più facilità, se la melodia
"gira" nella maniera giusta. E
tutto deve essere subordinato a lei: tant'è vero che io divento ancor più
critica del solito, quando sento che la
melodia non "esplode" come
vorrei...".
Interessante. Ma che
cosa deve contenere una melodia, per
essere "giusta" ed "esplodente"?
"Secondo me - ed è
del tutto ovvio che questo vale solo per
le mie canzoni - un giusto senso della
melanconia. Che, ovviamente, non ha nulla
da spartire con la tristezza, né con
l'angoscia. È un sentimento molto più
sottile, una sorta di spleen molto
più riconducibile alle tribolazioni
dell'anima, piuttosto che della mente...".
È molto irish
tutto questo, ne conviene?
"Certo. Non a caso
l'Irlanda è una terra deliziosamente
melanconica, in cui chi ha antenne
sensibili riesce a cogliere uno spleen
sottile anche nelle musiche più allegre
e scatenate. Così come esiste, al
contrario, un lato sottilmente scherzoso
e ironico anche partiture più
apparentemente introverse".
Però molte delle sue
canzoni sono ambientate lontano
dall'Irlanda, basti pensare a Orinoco flow, Carribean blue, China
roses, Storms
in Africa... Sono esperienze
di viaggi fatti in prima persona, o
qualcosa di più sottile?
"Direi che sono
viaggi immaginari, visto che non mi muovo
quasi mai da Dublino. Sono emozioni della
mente che io catturo e metto in musica. E
poi lascio che la forza della musica mi
trasporti dove vuole, anche in luoghi che
non conosco e che magari neppure esistono.
È un'esperienza meravigliosa, glielo
posso assicurare!".
«Corriere del
Ticino» martedì 25 novembre 1997
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La
voce e l'anima
In
dieci anni ha venduto più di 40 milioni di dischi in tutto
il mondo: e adesso, con il suo ultimo album, è in testa
alle classifiche europee. Ma lei non si considera una
rockstar.
"La
mia musica", spiega, "mescola antichi suoni
irlandesi con elettronici ed acustici per rinfrancare
l'anima.
Enya possiede la stessa
intensità della sua musica. Minuta con
grandi occhi profondi ,ti parla a voce
bassa e pacata. Non recita non si
atteggia da diva, malgrado le cifre da
capogiro di vendita dei suoi album: 40
milioni di copie in tutto il mondo e ora,
con lultimo album Paint the
Sky with Stars (la raccolta del suo
meglio più due inediti), il primo posto
in classifica in tutta Europa. Parla
semplicemente di cosa significa per lei
comporre musica,delle sue emozioni, di
una segreta e magica corrispondenza con
la natura. Definisce la sua musica
mistica , antica, un sapiente miscuglio
fra lontani canti irlandesi e raffinate
sonorità elettroniche. Cresciuta in una
zona rurale dellIrlanda, in una
famiglia di musicisti e quinta di nove
figli, Enya ha debuttato nella formazione
folk dei Clannad . Poi ha avvertito il
bisogno di andare avanti da sola . Ed è
stato il successo con quattro album,uno
più bello dellaltro: The
Celts (87) , Watermark
(88), Shepherd Moons (91)
e The Memory of Trees (95).
Perché un album-compilation?
<<Era interessante .
Per me è stato come sfogliare un diario
musicale. Ogni canzone mi riporta
indietro nel tempo.>>
Ci sono anche due
canzoni nuove: Paint the Sky with
Stars e Only If
<<Per me comporre è
un lavoro estremamente totalizzante, un
viaggio durante il quale rinuncio a
imporre i miei ritmi. Lascio fluire,
lascio che il percorso evolva da solo.
Per esempio ,per Paint the sky with
Stars mi sforzavo di concentrarmi ,
per lungo tempo , cercando una melodia
positiva. Niente. Per settimane ascoltavo
dentro di me , studiavo, pensavo. Niente.
Non arrivava nulla. Poi un giorno mi sono
seduta e lho suonata dallinizio
ala fine. Esemplicemente venuta
fuori come unonda , un inno.>>
E lispirazione ?
Da dove viene?
<<Dalla mia vita,dai
miei sentimenti. Dalle persone che
conosco, i paesaggi , i viaggi. Tutto ciò
che catturo nei momenti per me preziosi
entra nella melodia.>>
Quale canzone , fra
quelle raccolte, ami di più?
<< Orinoco
Flow . E legata alleccitazione
. Ogni volta che lascolto sorrido.
>>
Come lavori sui testi?
<< Ela mia
amica e collaboratrice Roma a occuparsi
dei testi. Lei è lunica in grado d
incorporare le parole con ciò che la
musica suscita. Si ricollega alla
mitologia celtica, a quella greca, a
termini capaci di evocare i mondi dellimmaginazione
, a quelle metafore che hanno in sé un
senso positivo.>>
E di moda il
pensiero positivo , ma per te
cosa significa?
<< E la spinta
che ti solleva , ti prende ti fa sentire
leggera. C è una poesia del poeta
francese Apollinaire che esprime ciò che
provo. Più o meno dice così
Avvicinatevi allorlo del burrone.
Abbiamo paura. Avvicinatevi allorlo
del burrone. Eccoci, siamo qua. Egli li
spinse. Essi volarono Non pensi sia
magnifico? Questo è quello che molte
persone vorrebbero poter fare della loro
vita ma hanno paura. Stanno indietro, non
si lasciano andare. Immagina: lasciarsi
andare , volare , essere se stessi
Hai presente la sensazione che ti prende
quando vuoi raggiungere una cosa ma stai
sempre indietro?>>
Sì certo. Perché si sta
indietro, come dici tu?
<<Perché cè
sempre un fattore di rischio e le persone
hanno paura. Hanno bisogno di una piccla
spinta , per prendere ciò che li può
far sentire vivi.>>
Sei definita una
cantante New Age. Ma quando
parli di andare oltre il limite o quando
ascolto le parole delle tue canzoni, così
risonanti di mondi magici e di natura
vivente, mi vengono in mente i primi
romantici inglese come Coleridge o
Wordsworth
<<Sì è vero,in
fondo quei poeti erano già New Age
: componevano allinizio di un
secolo nuovo , lOttocento. La
differenza è che per loro comporre era
solo lispirazione. Per me è un
lavoro durissimo.>>
Quante ore lavori?
<<Moltissimo: dalle
10 alle 7 di sera . E mi isolo
completamente da tutti.>>
E la tua vita
personale?
<<Sono sempre stata
ritirata dentro di me; mi dicevo che non
avevo tempo. Oggi è diverso:sono meno
intransigente con le persone che mi
stanno vicino. E poi con una famiglia dorigine
grande come la mia, credo di non aver
bisogno , per ora, di crearmi unaltra.>>
Il denaro ha
cambiato la tua vita?
<<Mi sono concessa
delle cose:lo studio dove lavoro, per
esempio. Poi questanno mi sono
comprata un castello vicino Dublino, dove
vivere. Sono entrata e ho sentito e ho
sentito che lo volevo. In mezzo a una
vallata , al verde al cielo. Lì mi
sentivo veramente a casa.>>
Rosa Baldocci - TV
Sorrisi e Canzoni Dicembre 1997
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Intervista tratta da
Max - Dicembre 1997
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Quinto album per Enya:
un greatest hits più 2 inediti. L'ambasciatrice
della musica irlandese, in odore di new
age, non cambia ricetta (vincente):
musica lieve, leggende celtichee niente
concerti.
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Si può avere successo
proponendo una musica lieve, a tratti
perfino un po' soporifera, con testi in
inglese, gaelico e latino che raccontano
della memoria delgi alberi, di leggende
celtiche e di druidi? Evidentemente sì:
lo dimostrano i 40 milioni di copie
che Enya ha venduto in 15 anni di
carriera, durante la quale peraltro ha
inciso soltanto 4 album. Il 5° lo ha
appena pubblicato: si intitola "Paint
the sky with stars" ed è una
raccolta delle sue canzoni più belle, più
2 brani inediti. Fragile soltanto in
apparenza, dotata di una voce dalla
purezza cristallina, capace di creare
melodie fluide e ipnotiche, Enya è ormai
considerata l'ambasciatrice per
antonomasia della tradizione irlandese.
Per comodità, molti la definiscono una
"punta di diamante" della new
age. Ma a lei questo termine non piace.
<<Nessun musicista vuole essere
etichettato. E' come se qualcuno
pretendesse di imbrigliare le tue capacità
creative in un ambito angusto. Io invece
voglio essere libera di spaziare fin dove
la mia fantasia riesce ad arrivare. Ogni
volta che scrivo una canzone è come se
dipingessi un quadro: all'inizio davanti
a me c'é una tela bianca, sulla quale può
apparire qualsiasi cosa.>> Il suo
metodo è alquanto elaborato e il
processo creativo di ogni singolo brano
può durare diversi mesi. Basti pensare
che ogni volta arriva a incidere anche
cento voci diverse., che poi vengono
sovrapposte e regalano alle sue canzoni
quel senso di maestosità che le
caratterizza e la rende uniche: 1
mirabile esempio di questa polifonia
vocale è dato da "Anywhere is",
tratto dall'album "The memory of
trees e ora posto in apertura del "best"
spiega Enya. <<Quando lavoro ho
bisogno della massima tranquillità e
devo estraniarmi completamente dal mondo
esterno, dalla quotidianità. Ciò che più
mi interessa è creare un rapporto ideale
tra passato e presente. Ecco perchè
talvolta scelgo di incedere all'aperto, a
stretto contatto con i rumori e i sapori
del cielo e della terra.>> Questo
spiega anche perchè il suo gruppo di
lavoro sia ridotto all'osso; lei, il
fedele produttore Nicky Ryan e sua moglie
Roma, autrice dei testi. <<Il
nostro>>, spiega Enya è come un
fortunatissimo matrimonio a tre. E come
tutti i matrimoni che si rispettino ci
sono momenti in cui ci si confronta,
altri più felici e altri un po' meno.
Però tra noi la simbiosi è pressoché
perfetta. Roma è il mio secondo io: i
suoi testi esprimono esattamente i miei
sentimenti.>> Eithne Ni
Bhraonain (questo è il suo vero
nome) è nata a Gweedore, un villaggio
del Donegal (Irlanda nord-occidentale).
Ha iniziato a cantare e a suonare le
tastiere quando era ancora un'adolescente
nei Clannad, in pratica il gruppo di
famiglia: ne fanno parte due suoi
fratelli, una sorella e 1 paio di cugini.
nel 1982 inizia la carriera solista,
scrivendo la colonna sonora di "The
frog prince" 1 film prodotto da
David Puttnam. Ma la grande occasione
gliela offre tre anni più tardi la BBC
affidandole un commendo sonoro di un
documentario a puntate sui Celti. Nell'
88 pubblica "Watermark", ed è
grazie a quel disco (che complessivamente
ha venduto + di 10 milioni di copie) se
la sua fama si estende a LIVELLO
PLANETARIO. Da allora è stata
un'escalation ininterrotta di successi.
La sua musica è stata adottata a più
riprese sia dalla pubblicità che dal
cinema: sue canzoni sono state incluse
nelle colonne sonore di film di grande
successo come L.A. STORY - GREEN CARD -
FAR AND AWAY - L'ETA' DELL'INNOCENZA. Un
fenomeno ancora più impressionante, il
suo, se consideriamo che non ha mai fatto
concerti. <<All'inizio>>,
dice, <<non li facevo perché non
mi sembrava il caso di andare in tounée
con musiche da film. Con il passare
degli anni ho preferito concentrarmi
sull'incisione dei dischi e dedicare
tutto il tempo libero a me stessa, alla
mia famiglia e agli amici. E' una scelta
che ancora mi convince.>>
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ENYA
«Canto la natura, non la New Age»
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di GIGI VESIGNA
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«Credo che un artista
non debba accettare di essere etichettato»,
dice la trentanovenne cantante e
musicista, che nel suo album fa tutto da
sola. «Io amo molto i colori del mare,
della campagna e della terra. E sono
cattolica praticante: spesso entro in
chiesa a pregare e ne esco rigenerata».
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I
primi applausi li ricevette a tre anni e
mezzo quando, con i nonni, recitava nel
ruolo di Cappuccetto Rosso in una
pantomima messa in scena dalla sua
famiglia, i Braonain, originaria del
Donegal, quella zona dellIrlanda
dove la lingua e la cultura dei Celti
sono ancora oggi parte integrante della
società. «Recitavo una sera sì e una
no», ricorda Enya, «altrimenti mi
addormentavo in palcoscenico...».
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Uno scricciolo di ragazza
che non dimostra i suoi 39 anni, i
capelli corvini e gli occhi chiari,
accetta quasi sorpresa di parlare di sé,
del suo passato, anche se il motivo dellincontro
dovrebbe essere quello di ascoltare il
suo ultimo disco, A day without rain,
che esce quattro anni dopo lalbum The
memory of trees.
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Eithne Ni Braonain è il
nome per intero di quella che, senza
volerlo, è diventata la musa dei seguaci
della New Age, che hanno definito la sua
musica «un insieme di sospiri
strumentali e di parole incantate». «È
una frase molto bella, ma io non mi
identifico nella New Age. Credo che un
artista non ami etichette o catalogazioni.
Se la mia musica evoca la natura ne sono
felice. Io amo molto i boschi, il cielo,
i colori del mare. A volte penso che il
blu sia il mio colore preferito, quello
in cui mi piace perdermi e lasciarmi
andare. Ma è solo uno stato danimo,
perché la mia vita è anche piena di
verde, quello della mia terra, e di
rosso, il colore delle sue passioni».
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Enya in gaelico significa
fuoco ma, se fuoco cè in lei, è
ben celato dalla tranquillità, dalla
serenità che sa comunicarti mentre
ascolta le domande e risponde subito,
come se non riflettesse. Eppure le
risposte sono quelle giuste, perché ti
aiutano a scoprire il suo mondo.
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Cè, nella tua
filosofia di vita e nella tua musica, un
denominatore comune?
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«È la libertà: cè
un pensiero di Apollinaire che mi ha
sempre incantato. Dice: "Avvicinatevi
allorlo del burrone. Abbiamo paura.
Avvicinatevi allorlo del burrone.
Eccoci, siamo qua. Egli li spinse. Essi
volarono". Tutti vorremmo volare
liberi, però abbiamo paura. Ma se ci
sono persone che ci stanno vicino, che ci
trasmettono sicurezza, allora possiamo
volare. I miei due collaboratori più
stretti, Nick Ryan e sua moglie Roma, mi
hanno insegnato a volare e volano con me...».
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La tua musica,
costruita con tecnologie sofisticate,
trasmette pace e serenità. Come riesci a
mixare tecnologia e poesia?
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«Dipende dal metodo di
lavoro. Io, Nick e Roma ci comportiamo in
sala di incisione come se fossimo in un
concerto. E così, da questa specie di
comunione, nasce la spiritualità...».
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Sei cattolica?
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«Sì, e mi sento molto
vicino allaspetto spirituale della
religione. Spesso entro in una chiesa
vuota per dire una preghiera. E ne esco
rigenerata...».
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La musica di Enya, anche
se magari non tutti conoscono il suo
volto, perché non fa concerti e appare
il meno possibile in Tv, è tuttavia
popolarissima. Hollywood lha
inserita nella colonna sonora di film
importanti, come Green card, Cuori
ribelli con Tom Cruise, Letà
dellinnocenza di Martin
Scorsese, e adesso sta per uscire il film
con Keanu Reeves, Only time, dove
ascolteremo Sweet november. Un suo
pezzo, Caribbean blue, è
diventato il motivo di un famoso spot
pubblicitario.
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È vero che la tua
canzone preferita è Orinoco
flow?
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«È vero nel senso che è
stata la canzone che mi ha fatta
conoscere al mondo».
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Come mai non ti
esibisci dal vivo in concerti?
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«Perché dovrei portare
sul palco con me decine di strumenti per
ottenere unatmosfera che non
sarebbe comunque identica a quella dei
dischi».
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Si parla però di una
tua partecipazione al prossimo Sanremo...
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«È possibile. Ma in
questo caso, canterò sulla mia base
musicale».
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Secondo la leggenda,
Enya era una dea gaelica condannata a
vivere su unisola perché non si
sposasse. In caso di matrimonio, infatti,
era destino che il marito le uccidesse il
padre... È corretta questa versione
mitologica?
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«Tanto vera che io non mi
sono ancora sposata...». Accompagna la
frase con un sorriso dolce e aggiunge: «Credo
molto nella mitologia. Da noi, in
Irlanda, i nonni raccontano miti e
leggende ai più piccini, proprio come da
voi le favole. Sono momenti belli, che mi
sono rimasti nella memoria».
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Quinta di nove fratelli,
Enya ha già tracciato, nascendo, un
destino da musicista. I suoi nonni
suonano, suo padre pure, la mamma insegna
musica, i fratelli hanno un gruppo, i
Clannad, del quale fa anche lei parte per
qualche tempo. «In Irlanda», dice, «ci
sono tantissimi concorsi per nuovi
talenti di tutte le età e ognuno dei
miei fratelli e sorelle aveva una sua
scatola di ferro nella quale conservava i
premi e le medaglie vinti sul campo».
-
-
Quindi il tuo destino
era la musica?
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«Sì, ma solo perché lamavo:
in una famiglia così numerosa e tutta
impegnata a far musica era però
impossibile farmi ascoltare; così a 11
anni sono riuscita a diventare
indipendente. Ho scelto di andare in
collegio e dedicarmi alla musica».
-
Il mondo di Enya è molto
particolare: sta ristrutturando un
castello vicino a Dublino, dove andrà a
vivere. Non sa, o non vuole, parlare
della situazione politica del suo Paese.
E, almeno a quanto dice, non ascolta
musica di nessun tipo, se non quella
classica.
-
-
La musica irlandese, o
celtica, ha conquistato il mondo, oltre
che con i tuoi dischi con quelli degli U2,
Bono, Sinead OConnor. E, solo un
anno fa, Hevia, un musicista spagnolo
della Galizia, dove linfluenza
celtica è stata molto presente, ha
ottenuto un successo mondiale con un
album in cui suonava arie celtiche con
una magica cornamusa...
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«In Irlanda cè un
legame molto forte tra la gente e la
musica, che si tramanda di generazione in
generazione: e il mondo ha preso
coscienza di ciò...».
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Dopo aver ascoltato il suo
primo album (1988), Watermark, poi
il secondo, Shepherd Moons (rimasto
per 199 settimane consecutive nelle
classifiche del prestigioso giornale di
musica Billboard) e il terzo, The
memory of trees, par di capire che
questultimo, A day without rain,
riprende il filo di un discorso
cominciato 12 anni fa, che continua a
regalare emozioni e serenità. «Enya»,
dicono gli esperti, «ha fatto della sua
carriera un fenomeno globale e un
rinfrescante antidoto alle superstar del
pop». Cè chi lha persino
definita un "supermarket del mito",
visto che è diventata una delle più
costanti venditrici di dischi del pianeta.
Con 44 milioni di copie vendute dal 1988,
si può dire che Enya è riuscita a
vendere una media di 10 mila album al
giorno... Ma la giovane signora gentile e
apparentemente fragile non ha latteggiamento
di chi fa collezione di record. Quelli
che contano, per lei, sono i premi che ha
vinto da bambina e da adolescente,
custoditi in una scatola di ferro.
-
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Ci lasciamo con un "arrivederci
a Sanremo". Per chi non conosce
Enya, quella sarà unoccasione per
farlo. E per amare quella sua musica che
ha davvero i suoni della natura.
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Gigi Vesigna
(Famiglia
Cristiana n° 48 del 3/12/2000)
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Un giorno senza pioggia
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Il titolo del mio nuovo
disco, A day without rain, fa
riferimento allumore che aleggia in
"un giorno senza pioggia". In
Irlanda piove molto in tutte le stagioni!
Abbiamo avuto tantissimi giorni in cui
non ha fatto altro che piovere. Ma un
giorno finalmente il sole è uscito. Ed
è stato allora che ho scritto la canzone
che dà il titolo allalbum, come
altro avrei potuto chiamarlo? È vero, io
incido pochi dischi, ma fare tutte le
vocalità e le armonie richiede un
considerevole periodo di tempo. Tutto
quello che ascolti nellalbum è
suonato da me, per questo il processo di
produzione si allunga. Rispetto ad altri
artisti, spendo molto più tempo in
studio.
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Enya
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RITORNI
- E' USCITO IL SUO NUOVO ALBUM
<<A DAY WITHOUT RAIN>>
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Enya
allo specchio
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Dopo cinque
anni di silenzio la musicista pubblica un
disco di 12 brani con le atmosfere
magiche della sua terra, l'Irlanda.
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Una miscela di
antichi canti celtici e raffinate
geometrie elettroniche.
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E si racconta
a <<Sorrisi>>...
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di Sara Casassa
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Minuta,
grandi occhi verdi, pelle di porcellana,
nel suo vestito lungo di pizzo Enya
sembra una fatina uscita da una fiaba
celtica. E in un certo senso lo è: da
anni l'artista irlandese incanta il
pubblico con le atmosfere magiche della
sua musica. Un successo straordinario:
sinora ha venduto 44 milioni di album. Il
primo, <<Watermark>>, lo
incise nel 1988. E adesso, dopo una pausa
lunga cinque anni, torna con <<A
Day Without Rain>>, (Un
giorno senza pioggia), il suo quinto
album.
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<<In Irlanda un
giorno senza pioggia è una giornata
speciale. Un vero ebento che mette
addosso un grande ottimismo e un senso di
rinascita>>, spiega lei,
eterea come una nuvola bianca, in una
Milano dove invece la pioggia batte
incessante da settimane. Ma basta
ascoltare il suo brano per immaginare
boschi verdissimi, prati fioriti, cieli
azzurri, la natura che si risveglia
scrollandosi di dosso tutta quell'acqua.
Poi ci sono gli altri 11 pezzi del disco,
alcuni in inglese, come il singolo <<Only
Time>>, altri in gaelico, <<Deora
Ar Mo Chroí>> (Lacrime
del mio cuore), una miscela di antichi
canti celtici e raffinate geometrie
elettroniche, un po' musica sacra (come <<Tempus
Vernum>>, in latino), un
po' <<ambient>>. Ed è
attraverso la sua musica che Enya parla
di sé, del suo lavoro, dei suoi
sentimenti e della sua visione del mondo.
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Sono passati
cinque anni dal suo ultimo album. Che
cosa ha fatto in questo lungo periodo?
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<<Ho lavorato. Tutto
quello che si ascolta nell'album è
suonato da me: per fare le vocalità e le
armonie ci vuole molto tempo. Sono una
perfezionista, posso lavorare su un brano
per mesi insieme al mio produttore Nicky
Ryan e a sua moglie Roma, che scrive i
testi delle mie musiche. Rispetto agli
altri artisti passiamo molto tempo in
studio. E non solo: in sala lavoriamo con
gli strumenti, ma per ottenere risultati
migliori andiamo a incidere la mia voce
nei boschi, nelle vallate>>.
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Da dove prende
ispirazione per la sua musica?
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<<Dalla vita di ogni
giorno. Basta una giornata di sole per
far nascere una melodia. <<A DAy
Without Rain>> è nata così.
Quella mattina, come ogni giorno, sono
andata in studio, mi sono messa al piano
e attraverso le note sono riuscita a
esprimere quello che sentivo. Ma può
anche non succedere niente. Quando vado
in studio non decido su cosa lavorerò;
è come avere davanti una tela bianca.
Non mi metto mai sotto pressione, aspetto
che le cose accadano in modo naturale.
Posso stare giorni senza comporre nulla,
poi improvvisamente l'ispirazione arriva,
mi metto al piano e comincio a
comporre>>.
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Nel suo singolo
<<Only Time>> lei parla
d'amore. E' una componente importante
della sua vita?
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<<Penso che per il
modo in cui lavoro e per le energie che
vi dedico sia molto difficile per me
avere una relazione duratura. E mi sono
spesso chiesta perché una relazione
finisca e la risposta che mi sono data e
che perché non era quella giusta. Roma,
che mi conosce profondamente, ha scritto
il testo della canzone sentendo la
malinconia con cui ho scritto questo
brano>>.
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E' già andata ad
abitare nel castello che ha comprato
vicino a Dublino?
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<<No, lo sto ancora
ristrutturando: è un posto che ho amato
fin dal primo momento. Non appena vi sono
entrata ho avuto una sensazione positiva
e mi sono detta: è qui che voglio vivere.
Bisogna sempre ascoltare il cuore.
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S.C.
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TV Sorrisi e
Canzoni
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ENYA
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Sua la voce nella colonna
sonora del film
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La
Signora degli anelli
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Irlandese,
Enya è la voce per eccellenza del
mondo celtico. Una voce limpida,
luminescente, capace di restituire sul
piano sonoro quellineffabile magia
di tempi troppo lontani per appartenere
alla storia. Niente di più adatto allinterpretazione
degli unici due brani cantati di
una colonna sonora destinata a entrare
nella storia del cinema: «The Lord of
the rings», per noi italiani «Il
Signore degli anelli». Prima di
diventare una saga cinematografica. il
capolavoro di Tolkien aveva già
ispirato molti musicisti, specialmente
nellambito rock. Ora la necessità
di dare un commento sonoro al film
diretto da Peter Jackson, che sta
trionfando ovunque (in Italia è
proiettato contemporaneamente in 700 sale!),
ha coinvolto larte canora di
Enya e il talento compositivo di Howard
Shore. Il regista neozelandese era
perfettamente al corrente del fatto che
esistevano già molti temi anche famosi (come
quelli dei Led Zeppelin) ispirati agli
scritti di Tolkien. Ma non era affatto
favorevole a usarli nella colonna sonora: «Volevo realizzare un insieme
organico e per questo ci voleva della
musica nuova». Il compito è stato
affidato a Shore, una grande firma
hollywoodiana, già responsabile di
storiche colonne come quelle di «Philadelphia»
e «Il silenzio degli innocenti». Ne
sono usciti 16 brani strumentali di
poderosa concezione sinfonica, affidati
alla London Philarmonic e alla New
Zealand Symphony Orchestra, con uno
straordinario coro che commenta le
scene più intense. Quanto alla vocalist
irlandese, nessuna come lei è da sempre
immersa in quella culturadi leggende
nordiche che è alla base dei libri di
Tolkien, nessuna come lei è diventata
una stella della musica new age,
pur restando fedele alla purezza
della tradizione e persino allantica
lingua gaelica. A Enya sono state
affidate due canzoni splendide, cariche
di immagini arcane e di raffinate
suggestioni «The Council of Elrond» sinserisce
nel pieno della storia, mentre la
sognante «May it be» scorre sui
titoli di coda.
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Lalbum è proposto
anche in una versione speciale con un
opuscolo di 24 pagine.
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Peppo Delconte
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TV Sorrisi e
Canzoni - febbraio 2002
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